Per comprendere meglio la teologia dei Padri di Georgios Karalis

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Quando ci si accosta alla prospettiva cristiano-ortodossa si sente sempre parlare di cose “strane” “esotiche”, di incensi, candele, liturgie lunghissime, cori incomprensibili, icone rimaste così all’antica senza le moderne tecniche, monachesimo ascetico quasi estraneo a questo mondo, che corre, corre a velocità ormai supersonica. Tutto rimasto così “indietro”, tutto rimasto così stranamente senza tempo, senza cambiamenti sostanziali. E’ la tentazione di un ritorno all’uomo e ai valori dei secoli passati? E’ un rifiuto alla modernità?

 Un monaco Athonita che prega, da solo nella sua cella, o con gli altri nei divini uffici, senza corrente elettrica, con la luce delle candele, è per la nostra logica una persona invisibile insignificante inesistente per questo mondo. Ciò ci fa ricordare la leggenda dei monaci invisibili. Si dice che esistano 12 monaci invisibili, e che questi passino gli anni, lì nell’Athos. Si dice che rimangano sempre in 12. Quando uno di questi vegliardi si addormenta subito lo sostituisce un altro in modo misterioso, così da mantenere il loro numero costante per far sì che la loro preghiera continui fino alla fine del mondo, lì nel loro luogo sconosciuto a tutti. C’è qualcuno che ne ha visto uno di loro ma che subito dopo è scomparso alla sua vista; altri sono scomparsi assieme a loro, a quelli che sono curiosi non appaiono ai loro occhi. Un giovane monaco disse al suo gherondas di averne visto uno … e il vecchio gli rispose “dovevi seguirlo”.

Leggende o realtà? Tutto nell’ortodossia sembra formulare e ripetere la stessa domanda. E’ possibile tutto ciò? E’ mai possibile che l’uomo possa qui vivere con Dio? Può in questa vita vedere la Sua luce Increata? Può essere rapito nel Suo Regno increato? E, come se non bastasse, il discorso si complica quanto gli Ortodossi parlano in continuazione dei Padri della Chiesa, uomini morti secoli fa, che continuano ancora a guidare la Chiesa di Cristo. E’ anche questo possibile? Come tutto può essere così stranamente legato, che un ortodosso del XXI° secolo deve essere guidato da uno “morto” che ha vissuto tanto tempo fa? Ma dove ci troviamo, già nel paradiso? Non in questo terra dove tutto scorre inesorabilmente avanti, dove i valori cambiano e gli uomini pure? Che strana questa ortodossia, che non guarda alla filosofia ma ai detti, ai discorsi all’esperienza dei Padri della Chiesa!!! Come tutto ciò può essere invisibile per questo mondo … quasi come quei strani monaci dell’Athos!!!

Ma poi succede che un attento osservatore possa vedere l’ortodossia in verità, non come una cosa museale, unica testimonianza d’uno spirito antico anacronisticamente sopravvissuto nei tempi moderni. E che in questa realtà esiste la possibilità di registrare tensioni e influenze che marcano immancabilmente anche il mondo ortodosso contemporaneo. Come potrebbe essere diversamente dal momento che l’Ortodossia, a differenza d’una realtà museale, è composta dalla vita di uomini che credono in Cristo? Forse che in essa non si riscontrano tutte le positività e i limiti degli esseri umani? Il mondo Ortodosso è tutt’altro che impermeabile da influenze esterne! Questa caratteristica, comune a tutte le realtà umane, ha fatto in modo, più d’una volta, che venissero oscurate le verità più preziose custodite dall’Ortodossia stessa, cioè il rapporto e il contatto diretto dell’uomo con Dio come viene inteso e insegnato dai Padri della Chiesa. Sono questi il punto di unione, ed è questo punto che risponde alle domande dette sopra. Perché, cari fratelli, il mondo non può assorbire una realtà, l’esperienza dei Padri della Chiesa, che vive si nel mondo, ma non è di questo mondo. Perché, cari fratelli, si può anche vivere così invisibilmente, inesistenti per questo mondo, ma essere allo stesso tempo anche il suo sale! La forza che può cambiarlo, che lo trasforma, o meglio che può trasfigurarlo. E ancora si può vivere in continuità di vita con i nostri padri, con quelli che ci hanno preceduto ed insegnato la strada per arrivare anche noi nella salvezza… Ecco perché parlare di Ortodossia significa, dunque, parlare dell’insegnamento dei Padri della Chiesa.

Ma come viene inteso tale insegnamento? In senso letterale o in senso piuttosto generico? Sotto questo punto di vista non esiste una risposta uniforme. È comunque certo che l’Ortodossia si riferisce ai Padri in un senso molto più stretto rispetto al Cattolicesimo Romano per il quale i Padri sono uno dei tanti esempi lungo la storia della Chiesa con il quale il messaggio cristiano è stato interpretato e vissuto.

Per il Cattolicesimo Romano se un tempo esistevano i Padri i quali, usufruendo della filosofia platonica, hanno forgiato la teologia cristiana (il discorso su Dio), oggi devono esistere altri padri che, con la filosofia moderna, edifichino una nuova teologia per riuscire a comunicare all’uomo d’oggi in termini comprensibili le realtà cristiane.

L’Ortodossia non ragiona così perché non pone il discorso prima della vita in Cristo (credo ut intelligam) ma la vita in Cristo prima di ogni possibile discorso. Per essa, quindi, il Cristianesimo è anzitutto un’esperienza, una vita di comunione fra uomo e Dio. Dio diventa uomo affinché l’uomo diventa Dio, l’uomo si divinizzi, arriva cioè, rapito dalla Grazia increata di Dio, nel Suo Regno increato. E in questo regno l’uomo vede “cose indicibili” che le parole umane e la filosofia umana non possono esprimere, perché non esiste nessuna analogia fra creato e increato.

 I Padri sono un’autorità perché, prima di scrivere, hanno vissuto quest’esperienza, hanno vissuto cioè nello stadio dell’illuminazione e della divinizzazione. Il loro scopo principale non è stato quello di fare filosofia né di parlare filosoficamente agli uomini del loro tempo, visto che la filosofia imprigiona l’uomo nella realtà creata così strettamente da creare un “dio” a immagine e somiglianza dell’uomo, un “dio” creato dall’intelletto umano, che non ha a che fare con il Dio Vivente, con il Suo Amore con La Sua Energia Increata che nessun pensiero filosofico, cioè immaginario dell’uomo, può mai capire. Il loro scopo principale è stato quello di vivere in Cristo, di eliminare cioè le loro passioni, per arrivare ad avere il corpo risorto di Cristo, la vera immagine ristabilita da Cristo, il nuovo Adamo.

Questo significa non vivere per loro stessi, per le loro volontà personali, per le loro passioni, ma vivere per Cristo e volere quello che Lui vuole. Le contingenze e le eresie del tempo, che trasformavano il cristianesimo in una ideologia, in una filosofia, eliminando all’uomo l’unica possibilità di unirsi con l’Energia Increata di Dio, cioè, con Dio Amore, e di Salvarsi, imprigionandolo nella realtà della natura caduta, li hanno obbligati a parlare e a scrivere. Nelle loro opere si può allora rinvenire un discorso che, riassunto, suona così: “La mia vita ascetica mi ha avvicinato a Dio che con la sua Grazia mi ha purificato e mi ha fatto sperimentare la Verità del Cristianesimo, mi ha trasportato nel Suo Regno increato dove parole umane e concetti perdono il loro significato”.

 La Verità del Cristianesimo, per essere affermata con questa stabile certezza, ha bisogno d’essere distinta da tutti quei percorsi che portano all’illusione, alla filosofia, allo svuotamento interiore e all’allontanamento da Dio. I dogmi formulati lungo il tempo sono, quindi, delle semplici transenne perché il fedele possa condurre rettamente il suo cammino verso l’unione con la Grazia increata di Dio; non sono deduzioni filosofiche sulla base della Scrittura e della consuetudine ecclesiastica! Queste transenne sono a loro volta delle definizioni che nascono da un rapporto del fedele con Dio. Dire che Dio ha una realtà impartecipabile (la sostanza – ousia) e una partecipabile (l’energia) significa affermare un dogma che i Padri hanno “patito” e visto personalmente. Quando San Gregorio Palamas, come altri autori prima di lui, afferma che Dio nella sua energia è partecipabile ed esperibile come luce, significa che è stato colpito da qualcosa d’indescrivibile ed è in seguito a ciò, che ha scritto, non per aver fatto una deduzione filosofica. Se Palamas e tutti gli altri avessero fatto deduzioni filosofiche sarebbero più che opinabili e discutibili!

 È per tutto quest’insieme di motivi che i Padri non hanno un’autorità formale ma sostanziale all’interno della Chiesa Ortodossa. E noi se vogliamo imparare da loro ed essere curati, come anche se vogliamo imparare dalla Scrittura, non dobbiamo vedergli come filosofi e cercare di mostrare le influenze neoplatoniche o Aristoteliche o anche “dell’esistenzialismo”, ma dobbiamo cercare di imitargli, di vivere in Cristo di immergersi senza timore, senza paura nell’Energia Increata di Dio. In questa maniera chi li segue e vuole praticare il Cristianesimo alla loro “scuola” si ripara dal rischio di creare una dissociazione tra il pensiero teologico e la vita in Cristo. Si ripara dal rischio di trasformare Cristo vivente, in una filosofia. Si ripara dal rischio di vedere la loro santità, la loro unione con la Grazia increata, il loro amore, come una cosa irraggiungibile, impraticabile in questa vita, una bella favoletta da raccontare ai nostri bambini per diventare solo più “bravi”. Ma superando ogni timore si lascia travolgere dall’amore di Cristo e piano piano i suoi ochi si apriranno e vedranno, le orecchie udranno, il cervello comprenderà lo scopo dell’esistenza e le parole delle Scritture e i discorsi dei Padri prenderanno, nella sua esistenza, questo aspetto conosciuto e comprensibile, come se , da sempre, avessero fatto parte di lui.

Il fatto che l’Ortodossia viva nel mondo con le sue inevitabili influenze secolaristiche la espone ai rischi di abbassare la qualità del suo messaggio originale. Siccome questo è un rischio attuale vogliamo, prima di continuare, ricordare le chiavi per la comprensione della teologia dei nostri Padri Teofori ( portatori di Dio).Così da divenire tutti il guardiano della verità, contro questi teologi accademici, che parlano di Dio, non per esperienza, ma per professionalità. Dai nostri profeti divinizzati e padri conosciamo:

 1) Di Dio è impossibile parlare e ancora più impossibile pensare.

 2) Nessuna similitudine esiste fra le creature e la gloria increata di Dio.

 3) Tutto quello che si attribuisce e si dice nella tutta santa e connaturale e consustanziale Trinità, o è comune a tutte le Persone, o appartiene solo ad Uno dei Tre.

 Questi tre assiomi, comuni a tutti i Padri, escludono l’ontologia metafisica, escludono la filosofia e il pensiero su di essi.

 Dal momento allora che di Dio non si può ne parlare, ne pensare, il Dio deve essere vissuto non “contemplato” con il pensiero. Tutti quelli che pretendono di conoscere Dio e di studiarlo, come se fosse un oggetto di studio, sono fuori da questo principio, fuori dall’ortodossia cristiana. I padri dicevano che l’essenza (ousia) di Dio è inconoscibile. Se poi applichiamo anche il secondo assioma, si capisce che l’uomo può solo partecipare all’Energia Increata di Dio, non conoscerla. Può vivere l’Amore, ma non può mai concepire l’Amore di Dio, può solo parteciparead Esso. Può essere rapito fino al terzo cielo, fino al paradiso, che è la Gloria Increata di Dio, ma vede solo verbi indicibili, che occhi dell’uomo non hanno mai visto e orecchi non hanno mai udito, ciò che ha preparato Dio per quelli che lo amano. Tutto questo non può mai diventare pensiero filosofico, perché appunto non esiste nessuna analogia entis e analogia fides. Per questo era ritenuto empio parlare di queste esperienze nei primi tempi cristiani, si custodivano gelosamente nel profondo del cuore.

Quando poi sono apparse le eresie i Padri hanno parlato e hanno scritto, ma per salvaguardare questo mistero dal “pensiero immaginario del uomo” che è la filosofia, escludendo l’esperienze che non uscivano dal rapporto con Dio, ma dal demonio, dall’egoismo dell’uomo – la filosofia (Come ci insegna San Gregorio Palamas). I Padri rinnegano l’idea che la formulazione dei dogmi fa parte dello sforzo della compressione dei misteri della fede, come quello della Trinità e dell’incarnazione. Neppure hanno mai accettato la posizione Franco-Agostiniana che la Chiesa con il passare del tempo comprende meglio e con più profondità la fede e i dogmi. (?). Ogni caso dalla glorificazione (divinizzazione) che si effettua nel tempo, è partecipazione “in tutta la verità” della pentecoste, la quale non accetta ne aumento ne compressione migliore.

 Questo significa che la dogmatica ortodossa è pastorale, perché si manifesta quando si compie la “terapia del cuore”, tramite la purificazione e l’illuminazione e perché il vero teologo è l’uomo divinizzato, nel quale la divinizzazione è al di fuori di ogni logica e concetto.

 E adesso arriviamo al 3 assioma che è stato abolito dalla scuola filosofica così detta “di Parigi”, legata all’istituto ortodosso San Sergio. . S Basilio nella sua epistole n°224 dice: “La proprietà ipostatica del Santo Spirito è la forza che santifica”. La proprietà ipostatica è delle persone e appartengono solo ad esse. Poi le persone hanno in comune l’essenza, che non possiamo parlare, e l’energia. Tuttavia nel sul suo trattato “Sul Santo Spirito” dice: ” Il Santo Spirito viene dal Padre non per generazione ma come Soffio (Spirito) dalla sua Bocca” Vediamo che con la prima affermazione San Basilio cerca di trovare le proprietà ipostatiche delle persone della Trinità. Tuttavia sostenendo che il Figlio non è ingenerato e neppure il Padre generato, si rende conto che se la proprietà ipostatica del Santo Spirito fosse la santificazione vi sarebbero esclusi automaticamente da essa sia il Padre e il Figlio e, siccome questo non è evidentemente vero, perché la santificazione appartiene alle cose comuni, la corregge nella sua seconda affermazione. In seguito Gregorio il teologo afferma che la proprietà ipostatica dello Spirito è di essere processo dal Padre. Osserviamo bene, in tutte queste chiarificazioni è presente questo assioma. Cioè le proprietà ipostatiche appartengono alle persone sole e sono incomunicabili. E queste sono l’essere senza causa, ingenerato, che appartiene solo al Padre dove non possono partecipare le altre persone, venire dalla causa per generazione che appartiene solo al Figlio e non possono partecipare le altre persone, e venire dalla causa per processione che appartiene solo allo Spirito e non possono partecipare le altre persone. Tutte le altre cose che si riferiscono alla Trinità sono comuni e appartengono a tutti e tre nello stesso modo. Lo stesso succede per l’Ingenerato che gli Ariani dicevano essere della sostanza del Padre, concludendo che il Figlio e Lo Spirito non erano consustanziali ed Esso; questo in completa opposizione con i padri che insistono su essere Ingenerato come proprietà ipostatica incomunicabile del Padre. Ecco come questo assioma viene applicato dai Padri. S Basilio nella sua epistole n°224 dice: “La proprietà ipostatica del Santo Spirito è la forza che santifica”. Tuttavia, poi, conoscendo che le proprietà ipostatiche sono incomunicabili sul suo trattato “Sul Santo Spirito” dice: ” Il Santo Spirito viene dal Padre non per generazione ma come Soffio (Spirito) dalla sua Bocca” Vediamo che con la prima affermazione San Basilio vuole trovare le proprietà ipostatiche delle persone della Trinità. Tuttavia sapendo e sostenendo che il Figlio non è ingenerato e neppure il Padre generato, si rende conto che se la proprietà ipostatica del Santo Spirito fosse la santificazione vi sarebbero esclusi automaticamente da essa sia il Padre e il Figlio e, siccome questo non è evidentemente vero, la corregge nella sua seconda affermazione. In seguito Gregorio di Nissa afferma che la proprietà ipostatica dello Spirito è di essere “processo dal Padre”. Osserviamo bene! In tutte queste chiarificazioni è presente il detto assioma . Lo stesso succede per “l’Ingenerato” affermato dagli Ariani che dicevano essere della sostanza del Padre, concludendo che il Figlio e Lo Spirito non erano consustanziali ed Esso; e questo, è evidente, in completa opposizione con i Padri che insistono sull’essere Ingenerato come proprietà ipostatica incomunicabile del Padre. Vediamo anche qua come lo stesso assioma viene applicato dagli Ariani.

La scuola filosofica di Parigi invece ignora questo assioma e afferma cose che neppure i peggiori eretici hanno potuto affermare: Zizioulas scrive: “ Il Dio Padre senza tempo e amorevolmente, cioè con assoluta libertà, ipostatizza la sua sostanza generando il Figlio e facendo procedere lo Spirito Santo.” Più precisamente nella sua pubblicazione “Dal prosopeion al prosopon” egli afferma: “Se esiste Dio, è perchè esiste il Padre, Colui che per amore e libertà genera il Figlio e fa procedere lo Spirito…” e continua: “La communio trinitaria è un prodotto [!?!] di libertà [!?!] risultato non della sostanza (ousia) di Dio ma di una persona il Padre… che come persona liberamente vuole tale comunione”. Yiannaras nel suo “Abbecedario della fede” continua e completa: “La Santa Scrittura ci dice che Dio è amore. Non ci dice che Dio ha l’amore, visto che l’amore non è una proprietà di Dio. Ci dice che ciò che è Dio è amore, che Dio è come amore che il modo (tropos) con il quale esiste Dio è amore…” Yiannaras ripete in parecchi punti nel capitolo: “libertà e amore” che il modo con il quale esiste Dio è amore. A questo punto ci chiediamo che significato hanno le loro espressioni “il Padre per amore e libertà genera il Figlio”. Significa mica che l’amore e la libertà vengono attribuite alla Persona? E se non lo si attribuisce alla Persona dove possiamo attribuirli allora, alla Natura stessa? E questo non può significare che conosciamo la Natura di Dio e, ancor peggio, che possiamo partecipare ad Essa dal momento che è evidente che si può partecipare all’amore? E se, in altro caso, attribuiamo l’amore e la libertà all’energia divina, non significa che il Figlio è conseguenza dell’energia di Dio, cioè è una creatura? È quanto volevano sostenere Ariani ed Eunomiani! Ne consegue che siamo posti davanti alla domanda finale: quest’espressione è o non è eretica?

Inoltre che la libertà e l’amore vengano attribuiti alla Persona, lo conferma Yiannaras con la sua affermazione “il modo con il quale esiste Dio è amore”. Ma il modo (tropos) è “il come di Dio” cioè l’Ipostasi (Persona).

Dunque ciò significa che il Padre ama ipostaticamente, non naturalmente come sostengono i Padri. Pure la relazione tra le persone è intesa da questi signori come “relazione amorosa”. In cosa ciò si differenzia dalla comunione? La relazione amorosa non è comunione? In che si differenzia allora la Persona che comunica dalla comunione della Sostanza (Natura –Ousia) e dell’energia? I Padri, proprio per questo affermavano che le Ipostaseis nella Trinità sono incomunicabili! La comunione avviene nella Natura (ousia) e nell’energia, perché queste naturalmentenon sono appropriate dalle Persone (ipostasi). Ed è per questo che abbiamo un solo Dio. Perché dunque con la personalizzazione dell’amore, che realizzerebbe tre amori eterogeni, dobbiamo creare confusione e non accettare questo assioma patristico che ci salva oggi dall’eresia o dalla confusione come possiamo vedere sopra? Per questo se affermiamo che l’amore è una proprietà ipostatica del Padre, e con questo si intende che l’amore si riferisce alla Persona del Padre, significa di conseguenza, o che il Figlio e lo Spirito non amano, o sono conseguenza dell’amore del Padre, similmente a noi cioè creature, o partecipano all’amore in quando rispondono all’amore del Padre, non naturalmente ma per partecipazione, ugualmente come tutte le creature, o amano di un amore diverso da quello del Padre. Con queste affermazioni Ario sarebbe stato felice!!!.

Se poi affermiamo così, senza pensare, che il Figlio e lo Spirito amano naturalmente perché hanno la stessa natura del Padre, mentre prima con la nostra affermazione l’abbiamo negato (ma senza capire profondamente per ignoranza piuttosto) sicuramente l’amore del Padre dovrà essere diverso dall’amore del Figlio e dello Spirito, perché non appartiene alle cose comuni tra le tre Persone. A questo punto per forza finiamo per inserire la reciprocità nell’amore nella Trinità, cosa tra altro ancora più stupida ed eretica. Ed è proprio così perché il concetto dell’alterità come lo concepiamo noi, esseri umani, non può essere applicato a Dio. Io sono un altro di fronte a te perché ho il mio pensiero, la mia volontà, il mio amore che chiede la reciprocità. Anche se, solo in teoria, ho la medesima natura con te e sono un altro solo di fronte a Dio perché Lui ha una natura diversa.

 Ma il Padre è altro di fronte al Suo Logos (verbo-parola)? Ha un pensiero diverso da Lui, ha una volontà diversa, ha un amore diverso? Ha la reciprocità nell’amore? Oppure ha una natura diversa? Sappiamo solo che esiste in Loro una distinzione, in quanto le persone sono diverse, in quanto esiste il Padre il Suo Logos e il Suo Soffio (Spirito), in quanto c’è la causa e colui che viene dalla causa (per generazione) e colui che viene dalla causa con un altra distinzione intendiamo (per processione), ma non con l’alterità così come noi la concepiamo. I Santi Padri dicevano che nell’amore della Trinità, non esiste colui che ama (o agapwn, o erwn) e colui che viene amato ( o agapwmenos, o erwmenos) non esiste il soggetto e l’oggetto nell’amore ma con la stessa energia che il Padre ama le altre due Persone con la stessa energia viene amato da loro e questa energia è naturale e scaturisce da essa e di conseguenza è unica e una, senza differenziazioni. Solo in confronto con Dio l’uomo è colui che viene amato e Dio colui che ama. Il Dio qua è un unico soggetto. E l’amore di Dio parte dal Padre e arriva in noi attraverso il Figlio nello Spirito. Per questo il Figlio è l’immagine del Padre e chi vede il Figlio, nello Spirito, vede il Padre, e il Figlio viene indicato anche come la Sofia e la Forza del Padre. Perché tutto quello che è del Padre è anche del Figlio e dello Spirito, e arriva in noi attraverso il Figlio nello Spirito. Il Figlio così diventa l’icona del Padre l’unica immagine che può esprimere l’amore del Padre per noi.

Per questo i Padri usano il terzo assioma sopraddetto, regola d’oro, che le cose comuni appartengono a tutti e questo perché sono uno, ma le Ipostasi sono incomunicabili ed hanno proprietà che appartengono solo ad esse e sono: l’ingenerato (il Padre), il generato (per generazione dal Padre) e colui che procede (per processione dal Padre). Guai se mischiamo l’energia con le proprietà ipostatiche. E’ un’altra cosa quella che le persone sono: individualità incomunicabili; con quello che hanno in comune: essenza comune ed energie. (Certo questo lo possiamo anche cambiare perché il linguaggio umano non è adatto ad esprimere la realtà di Dio, possiamo dire: E’ un altra cosa ciò che le persone sono in comune: natura energia; con quello che le persone hanno di diverso: individualità incomunicabili) Non si identifica quello che Dio è con quello che ha in comune. ( Oppure non si identifica ciò che Dio è in comune con quello che ha di diverso).

Agostino non capì il significato di “generazione” e “processione” e lo ha identificato con le energie (come mandare per esempio). Così sviluppò una dottrina Trinitaria di tipo psicologico e non utilizzò la compressione conciliare sulla generazione e processione[1]. Per i Padri divinizzati Dio è composto da 3 realtà assolutamente simili, 2 dei quali derivano da una terza e sono propriamente inerenti una nell’altra. Allo stesso tempo una identica realtà di gloria increata, cioè la regalità ( basileia), l’amore o la grazia vengono comunicate. Così Dio indivisibile si spartisce in realtà divise; la sua unicità (mone) si moltiplica senza mai venire meno. L’essenza divina (ousia), comunque, non è comunicata alle creature e, perciò, non può mai essere conosciuta. Per questo capiamo che l’amore non è essenza divina, altrimenti questa sarebbe comunicata a noi e noi diventeremmo consustanziali a Dio.

 Ma l’energia di Dio è Dio ed essa è increata, ed è dalla natura di Dio (ek fysews), dall’essenza di Dio, per questo è una. Se provenisse dalle ipostasi avremo avuto 3 energie simili ma diverse, 3 amori simili ma diversi. Dio è uno e trino: uno perché ha la medesima natura ed energia, e trino perché ci sono tre ipostasi. E tutto quello è l’on (colui che è) che comprende tutto l’essere di Dio (persona essenza energia), non solo la persona come afferma la teologia di Parigi.

 Cari fratelli vogliamo concludere con un scritto di San Atanasio che esprime molto chiaramente la continuità della nostra fede. Se per il mondo, che cambia continuamente, rimanere saldi e fermi nella nostra fede in Cristo, nei nostri padri teofori, nella nostra tradizione ininterrotta, è follia, è stupidità, è invisibilità, per noi, Cristiani ortodossi, è l’unica via possibile di rimanere lì nel mondo, senza appartenere ad esso e testimoniare l’amore di Cristo con la nostra vita. “Non sarebbe cosa inutile ricercare l’antica tradizione, la dottrina e la fede della Chiesa cattolica, quella s’intende che il Signore ci ha insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato. Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale se qualcuno si sarà allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, ne venir chiamato tale. La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è distinta nel Padre nel Figlio e nel Santo Spirito e non ha nulla di estraneo o di aggiunto dal di fuori, nè risulta costituita del Creatore e da realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è la Sua natura (ousia), identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una l’operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Logos (verbo – parola) nel Santo Spirito e, in questo modo, è mantenuta intata l’unità della Santa Trinità…”

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[1] Egli identificò questi termini con la comunicazione dell’esistenza, dell’essenza e dell’azione del Padre al Figlio e allo Spirito, un aspetto che esiste in tutti i Padri, ma che non è identificato con la generazione e la processione, almeno dopo il I° e II° sinodo ecumenico. E’ in tal contesto che Agostino dovrebbe essere capito quando parla dello Spirito come colui che riceve la sua esistenza (essenza) e che procede principalmente dal Padre oltre che dal Figlio. Questo è esattamente quanto i padri romani orientali vogliono intendere quando scrivono che lo Spirito riceve la Sua essenza e energia dal Padre attraverso o per il Figlio simultaneamente alla sua processione o acquisizione dell’individuale esistenza ipostatica dallo stesso Padre. L’essenza e le energie essenziali del Padre non sono causate e non sono neppure la causa dell’esistenza del Figlio e dello Spirito. L’essenza e l’energia del Padre sono comunicate e comuni (koina) alla Santa Trinità che è, così, la causa della creazione. Comunque non si comunicano tra loro le ipostasi del Padre del Figlio e dello Spirito. L’ipostasi sono incomunicabili (akoinonita) tra loro. Così le persone della Trinità sono un’unità, non per un unione o un identità delle persone ma per l’unità e l’identità dell’essenza (natura) e dell’energia, oltre al fatto che il Padre è la sola causa dell’esistenza del Figlio e dello Spirito. (Romanides)

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