Incontro di cultura greca e cristianesimo “Bellezza (Kalos) e GIuseppe il Pankalos (tutto bello)

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Il cristianesimo si è sviluppato in un ambiente della cultura greca. Le antiche colonie greche, le conquiste di Alessandro Magno e la conquista romana hanno trasportato la cultura e il pensiero greco in tutte le parti del mondo conosciuto. Per cui ben presto il cristianesimo si mette in dialogo con la cultura greca.

Ma per i greci quello che era molto importante era l’elemento logico. Tutto il mondo tutti gli esseri avevano questo elemento. Anche gli dei erano sottoposti a questa logicità. Ma la logica per i greci non usciva da una mente oggettiva che cercava di identificarsi con la verità eliminando tutti gli elementi soggetivi. Da un nous allora che pensava oggettivamente. La verità veniva messa in relazione con la polis. E’ vero non perché esiste un oggettività del nous, ma perché esiste una polis una koinonia che vive così.

Dall’altra parte l’elemento ebraico non rispettava le costruzioni logiche dei greci. Il Dio degli Ebrei non rispetta il nous dell’uomo. Perché se il Dio ,cioè l’assoluto uno, è uno, è anche trino che per i greci questo significava che uno è uguale a tre. E ancora questo Dio degli ebrei non era un Dio che rimane a contemplare solo se stesso che ama solo se stesso e ricerca la sua eudemonia, ma un Dio che scende e si rapporta con un popolo e questo rapporto fra Dio e popolo esprimeva la verità per gli ebrei . Due elementi inconciliabili ma che si incontravano nella vita. Polis e ecclesia per i greci Israele e popolo che si rapporta con Dio per gli ebrei. Israele dopo il dialogo con la cultura greca prende il nome di ecclesia parola greca che etimologicamente esce dal verbo ek kaleo ek kalo cioè chiamare per costituire assemblea, chiamata che viene non dalla città (polis), ma dallo stesso Dio, che è il Kalos (bello) meglio Pankalos (tutto bello). Senza dimenticare che il kalos anch’esso etimologicamente proviene da kaleo kalo cioè da chiamare e questo perché l’Archetipa bellezza chiama con eros per un rapporto tutte le creature che sono belle perché messe in esistenza da Lui.

Opportuno qua dare veramente il senso della bellezza (kalos) come l’hanno sviluppata i Padri della Chiesa e come è passata alla funzione greco orientale.

La Chiesa ortodossa inaugura l’inizio della settimana santa con la figura biblica di Giuseppe “il Pankalos” (il tutto bello). Una storia commovente e molto profonda: i suoi 11 fratelli lo odiano a morte, lo gettano in una fossa, lo vendono ai commerciati per pochi soldi e dicono al loro padre che lo hanno trovato con la veste insanguinata…

Il padre, credendolo morto, lo piange, ma Giuseppe diventerà re in Egitto, avendo evitato i tranelli della donna che lo ha follemente amato. Alla fine perdonerà i suoi fratelli e darà loro del cibo durante il periodo di carestia.

Ancora più sconvolgente del racconto biblico è l’avvicinamento che ne fa la Chiesa ortodossa. Chiama Giuseppe Pankalo = tutto bello e non Panareto = tutto virtuoso, e così facendo mostra la corretta concezione che aveva il cristianesimo primitivo della bellezza: non una considerazione estetica, ma una stima realista: ogni portatore del bello contiene una bellezza primordiale. Non bellezza che abbaglia, ma realtà che scuote. Questa considerazione è profondamente biblica: è, per primo, il Creatore nella genesi che guarda tutta la Sua creazione e dice: “tutto quello che è stato creato è molto bello”.

Giustamente allora, i Padri della Chiesa e teologi dell’Oriente hanno identificato l’Essere con il Kalos (bellezza). Basta che qualcuno o qualcosa venga all’esistenza come creatura ed avere la sua origine dal Creatore, per portare il Kalos, la Bellezza.

Niente in comune questo Kalos ha con quello che oggi comunemente intendiamo per bellezza. Serpenti, lucertole, bestie e creature velenose sono tutte molto belle perché create da Dio e sicuramente anche l’uomo, la perfezione della creazione, è sempre stato ornato dal principio da ogni virtù. Ogni uomo che fa agire questa virtù naturale diventa da kalos (bello) a pankalos (tutto bello), come Giuseppe. Ma questo comporta, nella pratica, molta tribolazione e immenso dolore… Giuseppe ha evitato il facile edonismo, è imprigionato… ha molto sofferto…

Nel suo volto la Chiesa riconosce la prefigurazione della passione di Cristo. Per questo lo mette in evidenza nella funzione del Lunedì santo. E questo diventa una grande lezione per noi ed in particolare per la nostra idea di “bellezza”: Kalos (Bello) non è colui che affascina le masse con la sua conoscenza, il suo sorriso, la sua arte. Kalos (bellezza) non è l’attrazione senza logica. Giuseppe ha assunto il dolore e la morte che gli hanno offerto i suoi fratelli e ha trasformato questo dolore in perdono, bontà, pietà e misericordia prefigurando dunque il ruolo di Cristo. E’ rimasto Pankalos (tutto bello) quindi perché non ha lasciato che la cattiveria, l’odio e tutte le passioni umane lo potessero dominare. Ha dimostrato allora come si mantiene “bello” colui che accetta di camminare insieme col dolore e quale “grande riuscita” è ricevere dolore e morte non solo dai nemici, ma anche dai fratelli

Nelle società moderne dove la morte procurata dal fratello non ci scuote più, la persona “tutta bella” di Giuseppe ci distribuisce ancora il nutrimento che ci manca: offre il seme dell’amore nelle mani di tutti quelli che hanno odiato involontariamente, non solo il proprio fratello, ma anche il creatore di tutta la Bellezza umana.

 

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